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Quante palline da tennis ci sono in Italia

domande strane ai colloqui

Quante palline da tennis ci sono in Italia

Hai fatto un colloquio di lavoro e ti hanno fatto domande strane? Cerchi un’occupazione e vuoi prepararti in caso titolari o responsabili delle risorse umane volessero metterti alla prova? Si tratta fondamentalmente di “pressure test” per capire come la persona reagirà in determinate situazioni.

In questo articolo abbiamo raccolto interrogativi ricorrenti e risposte utili. Il motivo per cui esistono queste domande è molto semplice. In un mondo del lavoro in bilico fra la crisi economica e la specializzazione, chi cerca collaboratori vuole assicurarsi sempre di fare la scelta corretta.  

Ogni assunzione frettolosa o superficiale può causare un investimento a perdere di preziose risorse. Per questo motivo ti potrà succedere di dover rispondere alla domanda “Quante palline da tennis ci sono in Italia?”. E questo senza che la mansione in questione abbia nulla a che fare con lo sport.

L’interrogativo esemplifica una teoria. L’aspirante dipendente dovrà trovare soluzioni a problemi inaspettati, di fronte ai quali farà affidamento sul proprio carattere prima che sull’esperienza professionale. La replica mostrerà la sua visione del mondo e la sua capacità di adattamento.

Domande strane ai colloqui di lavoro

Ecco alcune domande, considerate strane, poste da reclutatori di aziende molto importanti: 

  • Qual è il tuo gioco da tavolo preferito?
  • Qual è il tuo cibo preferito per colazione?
  • Quale animale vorresti essere?
  • Sei tu, la persona più intelligente che conosca?
  • Quante palline da golf servono per riempire una stanza?

Ma non finisce qui perché il responsabile del personale di Google potrebbe aggiungere “Si nuota più velocemente in acqua o nello sciroppo?”. Oppure ti si potrebbe mettere davanti a una situazione paradossale o un problema logico da risolvere, fra cui questo: “Come faresti a pesare la tua testa?”.

Lo stesso reclutatore potrebbe insistere su questa strada: “Se in un corridoio con le pareti di pietra e ti appare davanti il Principe delle tenebre, che fai?”. E in questo modo il colloquio può diventare solamente più strano, finché l’interlocutore non avrà un quadro d’insieme della tua personalità.

Centinaia di domande e indovinelli di questo tipo sono state raccolte dal giornalista statunitense William Poundstone (New York Times) in un libro intitolato “Sei abbastanza sveglio per lavorare in Google?”. Una vera e propria guida alle tortuose tecniche di selezione del ventunesimo secolo. 

Come comportarsi con queste domande

Il libro “Sei abbastanza sveglio per lavorare in Google?” riporta fortunatamente anche le soluzioni. Per ogni quesito viene spiegato l’atteggiamento che quella situazione richiede, ed eventualmente la risposta più apprezzata nel contesto del colloquio. Noi qui forniremo qualche esempio utile.

Cominciamo dal gioco da tavolo preferito. A prima vista può sembrare uno scherzo, ma in realtà una domanda del genere in sede di colloquio ha una precisa ragione. Mettiamo che tu risponda “Risiko”. Allora dovresti dimostrarti una persona metodica, che ama il ragionamento e la strategia.

Per quanto riguarda il cibo scelto a colazione, non è tanto importante se nomini una tazza di caffè o il latte con i biscotti. All’esaminatore interessa piuttosto analizzare lo spirito critico che esprimerai con la tua risposta. La creatività che userai nella situazione sotto pressione. Non il cosa ma il come.

Un’altra domanda, fra quelle elencate sopra, che ti potrebbe sembrare strana è “Quale animale vorresti essere?”.
Ogni animale ha caratteristiche peculiari che lo distingono dagli altri. Il leone è aggressivo e maestoso, mentre la gazzella è introversa e sfuggente. Perciò in questo caso il responsabile del personale starà testando con un certo grado di precisione la tua personalità. 

In conclusione, diamo un senso alla domanda con cui siamo partiti. Di fronte abbiamo una persona che per valutare la nostra compatibilità con un posto di lavoro vuole sapere “Quante palline da tennis ci sono in Italia?”. È evidente che non intende ricevere da te quell’informazione specifica. Invece è in attesa di monitorare la reazione emotiva e di conseguenza la logica della tua risposta.